Caffè sospeso, un sorso di umanità

Il caffè rappresenta un piccolo gesto d’amore verso noi stessi e gli altri… offriamolo anche al nostro prossimo!
Regaleremo un sorriso!

Il caffè sospeso è un antico rito nato a Napoli, nella metà dell’ Ottocento.

In un’epoca di ristrettezze economiche, coloro che “potevano permetterselo” o semplicemente persone di buon cuore, presero l’abitudine di consumare un caffè pagandone due: si dava l’opportunità anche ai più poveri di gustare un espresso nel rispetto della tradizione partenopea.

Questa usanza faceva parte di un repertorio di gesti solidali che erano in uso nella società napoletana. (tra cui l’acino di fuoco, tizzone ardente offerto da chi aveva già acceso il focolare per risparmiare fiammiferi).

La pratica ebbe particolar successo nel secondo dopoguerra e da Napoli si diffuse in varie città italiane, ma con il successivo boom economico, il “caffè sospeso” fu quasi dimenticato.

Almeno fino ad oggi. Sì, perché la crisi degli ultimi anni ci ha fatto riscoprire questa antica usanza, donandole nuovo vigore.

 

 

Questo gesto semplice, ma ricco di significato, ha varcato anche i confini nazionali per arrivare negli angoli più lontani del mondo, dall’Argentina all’Australia, passando per il Nord Europa e il Nord America.

Nel 2011, con l’impazzare dei social network è stata persino organizzata la “Giornata del caffè sospeso”, con la gentile collaborazione di tanti commercianti napoletani.

Inoltre, negli ultimi anni è nato un coordinamento nazionale, la Rete del caffè sospeso, che oggi conta numerosissime adesioni da Trieste a Lampedusa.

 

 

I locali che hanno “sposato la causa”, permettono ai propri clienti di lasciare un caffè sospeso, segnalando l’iniziativa in modo visibile, solitamente su una lavagnetta.

L’anonimato rende le cose più facili: oggi come un tempo, il donatore non sa a chi andrà la sua offerta e colui che riceve ignora il suo benefattore.

Un’attenzione che avvalora ancor più la bellezza del gesto.

La pratica del caffè sospeso è diventata addirittura “Storia Natalizia” sul New York Times, celebrando la gentilezza di noi italiani.