Un caffè d’annata

Chicchi di caffè invecchiati come un buon vino e le miscele Arabica e Robusta si trasformano in “limited edition”.

Vino e caffè sono tra le bevande più diffuse ed amate al mondo… da secoli accompagnano i nostri pasti, arricchendo di gusto i momenti di convivialità.

Due universi straordinari, molto più simili di quanto si possa immaginare.

Sapevamo dell’esistenza dei “sommelier” della tazzina e ci stiamo abituando alla presenza, nelle caffetterie più chic, della “carta dei caffè”…

Ma da oggi bicchiere e tazzina hanno con un punto di contatto in più: la botte!

Sì, perché dal Nuovo Mondo arriva un’ idea davvero particolare: invecchiare il caffè verde in botti da vino.

Tutto nasce in una torrefazione statunitense dell’Oregon, non a caso una delle maggiori zone vinicole americane, famosa per i vitigni francesi.

 

 

Lo scopo ambizioso è quello di creare una armonia sensoriale tra l’aroma del vino e quello dei chicchi di caffè.

Per dare alla luce un prodotto di qualità è stato necessario uno studio accurato e diversi tentativi…

Il caffè utilizzato per questo procedimento proviene da El Salvador ed è caratterizzato da note speziate, frutti di bosco e caramello.

Dopo aver testato diversi tipi di botte, la scelta è ricaduta su quella del Pinot Nero.

Il processo di invecchiamento nelle botti riesce ad amplificare le note fruttate dei chicchi, conferendo al caffè un aroma particolare di ciliegia matura.

I chicchi “in barrique” sono conservati in magazzini a temperatura e umidità controllata e rimestati ogni due settimane, per anni!

Quella del caffè “vintage” non è solo un capriccio made in USA.

La moda del caffè affinato nel tempo si sta diffondendo sempre più, tanto che un importante brand del settore ha da poco lanciato, in edizione limitata, una selezione di capsule confezionate con semi di arabica colombiani, annata 2011.

Se il caffè invecchiato avrà lo stesso successo del vino, in un futuro non molto lontano, le nostre cantine ospiteranno accanto alla botte del rosso anche quella del caffè!

E chissà dove conserveremo lo zucchero?!?