Usa & getta? Usa & Ricicla!

L’ Unione Europea ha detto STOP alla plastica: dal 2021 scattano restrizioni al commercio e utilizzo di plastica monouso.
Ma come cambieranno le nostre abitudini? Quanto gioverà all’ambiente? E i materiali alternativi, saranno davvero ecologici?

La CE ha messo al bando una serie di prodotti: cotton fioc, posate, piatti, cannucce, attrezzatura da pesca in plastica…

Per gli altri oggetti molto utilizzati, come contenitori per cibo e bevande, la legge propone di limitarne l’uso finché non si troverà una valida alternativa.

Una scelta drastica ma necessaria, se si pensa che in Europa l’80-85% dei rifiuti marini rinvenuti sulle spiagge è di plastica.

 

E in Italia non va certo meglio!

Nel nostro Paese ogni anno vengono utilizzate 6-7 milioni di tonnellate di plastica, di cui ben il 40% per produrre imballaggi.

E dopo l’uso? Il 43,5% di materiale viene riciclato, il 40% incenerito e il rimanente finisce in discarica o disperso nell’ambiente.

Da questi dati è facile dedurre che per affrontare il problema, oltre a una drastica diminuzione dei materiali PET (plastica derivante dal petrolio), è necessario mettere in campo più provvedimenti.

Senza dimenticare che il modo più efficace di evitare la dispersione in ambiente è una corretta raccolta differenziata.

 

 

La plastica è un materiale leggero, economico, duttile e resistente.

Sarà fondamentale trovare un degno sostituto, non troppo costoso da gravare sui prezzi e che non richieda eccessivi sforzi energetici in fase produttiva.

Una buona alternativa potrebbero essere le bioplastiche, come il PLA, ricavate da materie prime vegetali.

Questo polimero vanterebbe resistenza alle alte temperature e pressioni, tanto da poter essere impiegato addirittura nella realizzazione delle capsule da caffè!

Tra i vantaggi, la decomposizione in pochi mesi rispetto ai mille anni richiesti dai materiali sintetici.

Ma è davvero sostenibile?

 

 

Le materie prime impiegate, come  canna e barbabietola da zucchero, mais e altri cereali, potrebbero avere un impatto fortissimo sulla disponibilità di derrate alimentari.

Non sarà facile trovare una soluzione univoca: le più grandi aziende mondiali, si stanno adoperando alla ricerca di  valide alternative, come l’utilizzo di un’alga marina chiamata agar agar o del tubero della manioca, pianta molto diffusa ai tropici.

Qualunque sarà la scelta, l’importante è agire: siamo ancora in tempo per salvare il nostro pianeta!